
Il vocabolario del metodo
Due o tre ore di registrazione, e basta
Quanto tempo chiede davvero al dentista un sistema che si regge sui suoi contenuti.
Quanto tempo deve dedicare un dentista ai contenuti?
Una sessione da due o tre ore, fatta insieme all'agenzia. La maggior parte degli studi seguiti registra al massimo tre video in tutta la collaborazione: tre video fatti bene sostengono l'intero impianto di marketing. Montaggio e lancio delle campagne non sono a carico dello studio.
Questa pagina approfondisce un passaggio del Passaparola Digitale Odontoiatrico.
Tre video, non trecento
L'obiezione arriva quasi sempre nella stessa forma: ho visto un vostro cliente che pubblica di continuo, il metodo non lo metto in dubbio, ma il tempo per stare dietro a una cosa così non ce l'ho.
La risposta che Daniele Fagiani dà in video è che la maggior parte degli studi seguiti fa al massimo tre video in tutta la collaborazione. Esiste una minoranza che ne produce molti, perché è più portata e più organizzata, e chi ne fa di più un vantaggio ce l'ha. Ma il sistema è costruito per essere efficace anche con tre soli video, a patto che siano fatti bene: tre contenuti giusti reggono l'intero ecosistema attorno.
La ragione è semplice e vale la pena dirla: il dentista fa un altro mestiere. Non può diventare un influencer per far funzionare una strategia di marketing, e un metodo che glielo chiedesse sarebbe un metodo che non funziona.
Che cosa serve per registrare (e che cosa non serve)
Le domande sull'attrezzatura tornano sempre: telefono o videocamera, serve un microfono, quali inquadrature. La posizione di Fagiani è che migliorare audio e video aiuta, ma non è mai il fattore che decide: un microfono da dieci o quindici euro e un telefono recente coprono tutto quello che serve.
Il punto più controintuitivo riguarda la qualità estetica. Sui social il video che sembra girato in televisione rende meno di quello dall'aria artigianale, e nei video il riferimento non è un'opinione ma i dati delle campagne. Le inquadrature vanno variate ma tenute normali: a volte seduti, a volte in piedi, a volte con il telefono in mano.
Stesso discorso per la strumentazione in campo. Mostrare la TAC, lo scanner o il microscopio dietro le spalle non sposta niente da solo, perché il paziente non riconosce quegli strumenti. Conta solo se in poche parole si spiega che cosa quello strumento significa per lui: che il caso si può studiare prima, che l'intervento si può simulare, che il giorno dell'operazione niente sarà lasciato al caso. Il beneficio, non la scheda tecnica.
Perché il post settimanale non è la stessa cosa
Molti studi pubblicano un post informativo a settimana per non lasciare la pagina vuota: la sigillatura, l'impianto, lo sbiancamento, le faccette, a rotazione.
Fagiani risponde che è meglio di niente, ma di pochissimo. La visibilità che un post così ottiene è molto bassa, e l'impegno che chiede non è lontano da quello di un contenuto che funziona davvero. Il passo avanti costa poco: al posto della foto d'archivio con il paziente che sorride, un mini video che risponde a una domanda frequente, su un ambito scelto invece che su tutto lo scibile odontoiatrico.
C'è anche una ragione strutturale, e riguarda come funzionano le piattaforme. In televisione la pubblicità è obbligatoria: passa ogni tot minuti e non la puoi saltare. Su Facebook e Instagram è facoltativa, e basta un pollice per scorrere oltre. Da qui la conseguenza pratica: un messaggio che si annuncia subito come pubblicità viene saltato d'istinto, e quindi deve somigliare il meno possibile a una pubblicità.
Domande
Quanti video deve girare un dentista?
Nella maggior parte dei casi tre, in tutta la collaborazione. Chi ne produce di più ottiene un vantaggio, ma il sistema è pensato per funzionare anche con tre soli contenuti, registrati in una sessione da due o tre ore insieme all'agenzia.
Serve attrezzatura professionale?
No. Un microfono da dieci o quindici euro e un telefono recente bastano. Nei video del canale il riferimento è ai dati delle campagne: sui social il contenuto dall'aria artigianale rende più di quello girato come uno spot televisivo.
Chi monta i video e lancia le campagne?
L'agenzia. Allo studio resta la registrazione; montaggio, pubblicazione e gestione delle campagne pubblicitarie non sono a suo carico.
Da dove viene questa pagina
Il testo riprende, in forma discorsiva, quello che Daniele Fagiani dice in questi video pubblicati sul canale. Si possono guardare per intero.
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L'accettazione del preventivo
Che cosa distingue, nei dati degli studi seguiti, chi fa accettare i piani di cura importanti da chi li vede rimandare.
Non esiste il paziente del marketing
Perché i contatti che arrivano dalle campagne sembrano peggiori di quelli del passaparola, e che cosa cambia davvero fra i due.
Le prove sono nei casi studio, regione per regione.