
Il vocabolario del metodo
L'accettazione del preventivo
Che cosa distingue, nei dati degli studi seguiti, chi fa accettare i piani di cura importanti da chi li vede rimandare.
Come si alza il tasso di accettazione dei preventivi?
Lavorando sulle percezioni, non sulla bravura clinica: il paziente decide prima di poter giudicare la qualità reale delle cure. Nei dati degli studi seguiti fanno la differenza tre cose: rompere lo schema dello studio già visto, capire che cosa ha bloccato il paziente finora, e prevenire il «devo parlarne a casa» quando si fissa l'appuntamento.
Questa pagina approfondisce un passaggio del Passaparola Digitale Odontoiatrico.
Il paziente decide sulla qualità che percepisce
Fagiani premette una cosa che vale la pena riportare per intero: lui non ha mai fatto una prima visita in vita sua. Quello che dice viene dai dati degli studi seguiti, confrontando chi ha tassi di accettazione alti con chi li ha bassi, a parità di fascia di prezzo (quasi tutti i clienti praticano prezzi medio alti, dove un tasso alto non si spiega con lo sconto).
Il concetto di fondo è che il paziente accetta o rifiuta un piano di trattamento sulla qualità percepita, non su quella reale. La qualità reale la scoprirà due o tre anni dopo: finché non ti prova non può saperla. Quindi corsi, competenze e anni di esperienza contano, ma nel momento della decisione contano fino a un certo punto, perché il paziente non li può ancora vedere.
Da qui la conseguenza pratica. Chi arriva a sessant'anni con una situazione compromessa non è al primo dentista della sua vita: viene da un'esperienza che non l'ha soddisfatto. Se entrando ritrova un ambiente identico a quello di prima, gli stessi odori, gli stessi suoni, quell'esperienza gli torna addosso.
Le cose a costo zero che rompono lo schema
Ristrutturare lo studio è una possibilità, ma non è quella di cui Fagiani parla. Gli esempi che porta sono deliberatamente minuscoli e applicabili subito: il nome del paziente sul televisore del riunito, con un benvenuto; per chi il televisore non ce l'ha, un biglietto lasciato sulla poltrona; una piccola scatola di benvenuto con dentro un campioncino.
Lui stesso le chiama stupidaggini, ed è il motivo per cui funzionano. Servono a produrre nella persona un pensiero preciso: questa cosa prima non me l'aveva fatta nessuno. Messe insieme, quelle piccole differenze costruiscono l'idea che qui forse sarà diverso, e quell'idea è esattamente ciò che manca quando il tasso di accettazione resta basso.
Il vantaggio, dice, è che quasi nessuno ci mette attenzione: la maggior parte dei dentisti banalizza la cosa e si concentra solo sul fare bene il proprio lavoro. Chi la prende sul serio si trova un margine che gli altri lasciano libero.
Prima della visita clinica, capire che cosa ha bloccato finora
La seconda differenza che emerge dai clienti con i tassi migliori riguarda la fase iniziale del colloquio, prima di dire al paziente di che cosa ha bisogno.
La domanda chiave non è che cosa vorresti, ma perché non l'hai ancora fatto. Se una persona convive da tre anni con un problema che conosce, un motivo c'è: la paura, il denaro, l'esperienza di un conoscente andata male dieci anni fa. Quel motivo è la chiave di volta, perché finché resta lì il preventivo non passa, per quanto sia ben fatto.
Fagiani insiste anche sul tipo di domande. Chiedere se preferisce qualcosa di fisso o di mobile è come chiedere a chiunque se preferisce l'utilitaria o la Ferrari: la risposta è scontata e non informa. Le domande vanno fatte dirette, anche se possono sembrare scomode, perché sono quelle che danno risposte utili. Non si chiede il budget esatto: si capiscono le possibilità.
Il «ne devo parlare a casa» si previene, non si gestisce
È la situazione più frequente: il paziente in poltrona è convinto, dice che il lavoro lo vuole fare, deve solo parlarne a casa. Poi sparisce, e alle chiamate non risponde più.
Il meccanismo, spiegato in video, è questo: chi è sulla poltrona è coinvolto anche emotivamente, perché vede la trasformazione oltre alla spesa. A casa ne parla con qualcuno che quella trasformazione non la vive e vede solo l'uscita di denaro. L'attrito nasce lì, e lo studio a quel punto non ha più alcun controllo.
Per questo la cosa migliore non è affrontare l'obiezione quando arriva, ma prevenirla nella telefonata in cui si fissa l'appuntamento, facendo in modo che il paziente venga accompagnato. Conta molto come lo si dice: l'inquadratura giusta è che così ricevete entrambi le stesse informazioni dal dottore in una volta sola, non che così si può firmare subito. La segreteria deve anche sentire quando è il caso di farlo al telefono e quando invece conviene aspettare che la persona sia in studio, dove un minimo di rapporto si è già creato.
Se al telefono non si riesce, l'alternativa è dividere l'appuntamento in due, rimandando il preventivo alla seconda visita, quella a cui il paziente arriva accompagnato. È una scomodità, e Fagiani la riconosce. Ma il metro di giudizio che propone è un altro: l'obiettivo non è chiudere tutto in un appuntamento, è non perdere un paziente motivato.
Domande
Perché un paziente rifiuta un preventivo anche quando il lavoro è fatto bene?
Perché al momento della decisione non può ancora giudicare la qualità reale delle cure: la scoprirà anni dopo. Decide sulle percezioni, e se lo studio gli somiglia a quello che l'aveva già deluso, quelle percezioni giocano contro.
Che cosa si può fare subito, senza spendere?
Piccoli gesti che rompono lo schema del solito studio: il nome del paziente sul televisore del riunito, un biglietto di benvenuto sulla poltrona, una piccola scatola con un campioncino. Servono a produrre il pensiero che qui forse sarà diverso.
Come si evita il «devo parlarne a casa»?
Prevenendolo quando si fissa l'appuntamento: si invita il paziente a farsi accompagnare dalla persona con cui di solito prende queste decisioni, motivandolo con il fatto che così riceveranno entrambi le stesse informazioni. Se non riesce al telefono, si divide l'appuntamento in due e si presenta il preventivo alla seconda visita.
Questa formazione è compresa nel servizio?
Sì. Allo staff dello studio viene fornita la formazione per gestire i preventivi più impegnativi, da cinque, sette e diecimila euro: è uno dei cinque passi del metodo.
Da dove viene questa pagina
Il testo riprende, in forma discorsiva, quello che Daniele Fagiani dice in questi video pubblicati sul canale. Si possono guardare per intero.
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